Storia del quartiere di SANTAVIOLA "Nicola Lugaresi"

Il quartiere Santa Viola (oggi facente parte del quartiere Reno) è un piccolo territorio situato a Bologna tra porta San Felice e il fiume Reno (Pontelungo). Storicamente era zona di passaggio e mediazione tra città e campagna, posta sulla via Emilia. L'area era luogo di attività associate al prelevamento di sabbia e ghiaia dal fiume Reno e al successivo trasporto ai cantieri edilizi. A ciò provvedevano numerosi “birrocciai”, ovvero trasportatori di ghiaia, sassi e merce in genere, su piccoli carri trinati da un cavallo. Area di ville adibite a residenze estive dei ceti alti (Villa Biscia, Villa Venturoli scomparse negli anni '50 del Novecento), Santa Viola a partire dalla Prima Guerra Mondiale acquisterà sempre maggiore importanza come sede produttiva.

Il 7 agosto 1908 il dott. Carlo Parenti aveva fondato la “fonderia Parenti e C. - Ghisa comune e speciale – Ghisa malleabile e bronzo”. Questa azienda, inizialmente più simile ad una officina artigianale, fu parte importante del tessuto di piccole imprese del settore meccanico che caratterizzarono la crescita dell'economia bolognese nei primi del Novecento. Nell'area di Santa Viola nacquero numerosi impianti e laboratori che trasformarono il quartiere da zona di aperta campagna ad area industriale specializzata.

Durante la Grande Guerra, nel 1916, l'officina passò sotto la direzione di un gruppo milanese, le “Officine Darraq”, grazie al quale venne dichiarata ausiliaria ovvero idonea a stipulare contratti con l'amministrazione militare per l'assegnazione di commesse belliche. Quindi si predispose la conversione della produzione da civile a bellica, importando nuove attrezzature per i reparti di fonderia e meccanica dalla Francia per la produzione di proietti di medio e grosso calibro (soprattutto proietti d'artiglieria da “210”). In questo modo l'azienda ricevette un importante impulso di crescita dalle commesse belliche: si passò da 150 dipendenti del periodo prebellico a 550 unità, con l'inserimento della manodopera femminile.

La Prima Guerra Mondiale determinò l'espansione del settore meccanico e metallurgico bolognese, incoraggiandone la specializzazione e l'importanza a livello nazionale. L'area di Santa Viola, insieme a Casaralta, diventò il fulcro di questo sviluppo, soprattutto a partire dal 1920, quando Alfonso e Costantino Calzoni, figli di Alessandro che nel nel 1834 aveva fondato l'omonima azienda, fusero la propria attività con la Parenti nella “Società Anonima Officine Parenti Calzoni”. Così a Santa Viola, accanto alla fonderia si aggiunse un' officina della storica e affermata azienda bolognese.

Anche la Calzoni, nella precedente sede di via Pietramellara era stata dichiarata ausiliaria ed era stata coinvolta nella produzione di macchine speciali per il munizionamento, forniture belliche e turbine per gli impianti idroelettrici dell'Appennino.

Alla fine del conflitto, fu proprio la grande richiesta, l'alta specializzazione e innovazione nella produzione di impianti idraulici (turbine, valvole, condotte forzate, paratoie, griglie, regolatori automatici e comandi a distanza) e trasmissioni oleodinamiche che garantì le basi economiche per l'ampliamento a Santa Viola: “la Calzoni continuò a svolgere un ruolo importante perché, a guerra conclusa, seppe inserirsi autorevolmente nel comparto della produzione di turbine, indispensabili all'industria idroelettrica nazionale per completare il processo di elettrificazione del comparto manifatturiero italiano”. Solamente nel 1925 la Calzoni acquisì completamente la Parenti e negli anni successivi “l'allora direttore generale Alfredo Calzoni seppe dare un fortissimo impulso alle costruzioni oleodinamiche, alla grossa carpenteria ed alla realizzazione delle macchine “per la costruzione di tubi e lastre in cemento ed amianto”; durante la Seconda Guerra Mondiale lo stabilimento contava oltre 1.500 operai e 100 impiegati.

articolo di "Nicola Lugaresi" per leggerlo tutto clicca qui